trambusto

Via Abruzzo e Las Vegas: ode al trambusto della vita

Mi devo muovere, sono ancora in piscina, sono le 5.30 del pomeriggio e tra un po’ arriva mezzo pianeta per la festa di mezza estate. Mio padre è in ferie dall’ospedale, avrà come al solito ordinato troppe pizze per quanti siamo, e avrà comprato qualche trick & track per stasera, nonostante non ci sia alcuna paura che ci si annoi. E’ il 2000, un capodanno particolare quello per tutti noi, che ridendo e scherzando avevamo paura che finisse il mondo, in fondo in fondo, e io l’ho passato con la mia compagna di merende, la prima e più antica. Ma mi devo spicciare, ho detto che ci penso io all’apparecchiatura per tutti, d’altronde non so fare a meno di prendermi sempre la responsabilità di qualcosa, accidenti a me e quel giorno. Dove la prendo ora tutta la roba di carta, mi ritrovo sempre all’ultimo.

Un tempo benedetto, quello in cui si trova esattamente il negozio che ci serve nel momento in cui ci serve, anche se con i soldi che guadagno tra ripetizioni e pizzeria o matrimoni non è che posso prendere della roba di Lalique, ma insomma chi se ne frega, voglio morire povera, cosa che comunque accadrà. L’Amico Sport-life verde acqua e viola mi porta e mi riporta a destinazione, e ovviamente mi incazzo perché quelli in piscina manco hanno levato la roba dai tavoli, e in meno di trenta minuti devo pulire i tavoli, appuntare le maledette tovaglie con lo scotch e mettere la roba in modo che ci si entri in 30 dove c’è posto solo per 8-10 persone, una metafora del mio attuale modo di vedere la vita.

Federica è a Termeland con i suoi amici, figurati, arriverà un secondo prima della festa come la versione maschile di Marilyn Monroe, perchè quella femminile è già sù in cucina: mia madre, che notoriamente odia cucinare, è su a litigare con Nonna Elena, in cucina con altre 5 persone inutili alla sua missione, perché stasera vuole fare i tortelli, e inspiegabilmente li sta impastando con gli occhiali da sole. Ma che cazzo mamma, ci credo che non ci vedi, non siamo mica al Tenax.

Allora fammi fare i conti: stasera siamo noi, Cristina e Marco, Morena e Carlo, Nunzia e Roberto, Giuliana, Pat & Jim, forse Elena, nonna, Morena B, e altre 10-15 persone che si saranno inventati i miei; d’altronde mio padre da sempre è stato amante del “mescolone” per cena, o in vacanza, ovvero quell’ensemble di persone che non hanno assolutamente nulla a che spartire l’una con l’altra, e che magicamente danno vita alle serate più memorabili della vita. E la cosa più funesta è che ha trasmesso la passione del “mescolone” a Juanita, che mi infila sempre in delle serate che non capisco nemmeno dove iniziano, figurati se so dove finiscono.

Già, Juanita. E’ la prima volta che facciamo la festa di mezza estate senza di lei: è partita per cercare di lavorare a Londra a Dicembre, e non c’è. Non credo che reggerò senza di lei, che alla fine se le cose si mettono male tira fuori indifferentemente la chitarra o il vino o una presa di giro, e la serata prende il volo.
Ci sono io, ma io non sono mai stata divertente, sono sempre stata quella che andava dietro al casino con l’aspirapolvere, mai quella che lo creava. (Pensa come si cambia nella vita).

“ALEEEEE, MI TROVI LA SALVIAAAAAAAA” _ Mamma, porco cane, sono tortelli burro e salvia, perchè alle 7.30 devo trovare la salvia, erano SOLO due gli ingredienti da preparare, io so una secchia. VADO.

“Papà, ma che è quella cazzata che hai messo sul tavolo?” – risposta – “non lo so, ma mi piaceva, fa odore di sandalo”. Ma pensa te questi due, riuscirebbero a spendere anche nel deserto del Gobi.

Arrivano i primi, non siamo pronti, mi incazzo, sono nervosa, arriva Federica, chiede se c’è da fare qualcosa e le tiro una ciabatta, come al solito. Menomale che lo stereo funziona stasera, almeno i cd ce li ha buoni papà: partiamo con i Rolling Stones, almeno mi carico, mentre tramonta il sole, e sale il caldo dall’asfalto di Via Abruzzo. Ho messo le luci di natale ai cipressi, se proprio deve essere una serata da Las Vegas, facciamolo con tutti i crismi. Mando su le donne da mamma, che invece di fare i ravioli a mano, sembra che stia dividendo l’atomo e calcolando la distanza del primo asteroide dalla terra, ma facciamo tutti finta di nulla, una volta che si mette ai fornelli con questa lena, la prendiamo anche se recita l’Ave Maria al contrario.

Brown Sugar, e parte il torneo di calcino, mentre Nunzia taglia le pizze, sia quelle che serviranno, sia quelle trenta in più che butteremo via dopo esserci mentiti per tre giorni, dicendoci che le rimangeremo domani: perchè a Las Vegas la roba deve avanzare, non si sa mai chi può arrivare.

Ma io che mi sono impelagata a fare, che a Settembre al primo appello ho Disegno dell’Architettura e non so nemmeno fare una O con un bicchiere.

Vabbè, iniziamo a mangiare, ci saranno 50 persone in piscina, nonna si affaccia al terrazzo, mi guarda e mi fa cenno che “sono nati”, e io già so che devo salire perchè il tragitto con un vassoio a 900 gradi con il burro fuso che colerà su tutte le scale tocca a me, così come toccherà a me il cazziatone del signore al piano terra del condominio quando domani troverà le scale sporche, esticazzi.

Scendiamo, prima nonna che fa un gesto che adesso farei io, si mette a sedere, e posso solo ripetere che ha finito con “Dio cavaci”, sintomatico del casino che troverò in cucina alla fine della festa. Arriva mamma, grandi applausi, ha ancora gli occhiali da sole viola, ma a questo punto sono già tutti ubriachi, papà ha già la chitarra, e credo che siamo vicini al momento Eagles. Mi pare stia suonando The Best of My love.

Oh cazzo, come mi manca Juanita, nel rif di questa avremmo fatto un mega-coro a quattro: io, lei, mamma e papà, con Federica là davanti persa nel torneo di calcino, e quando mai ce la togli.

Mamma si toglie gli occhiali, vuole cantare: il consueto litigio sulla tonalità di Grande Grande Grande, sono venti anni che non si trovano d’accordo con papà, ma poi parte, e pendiamo tutti dalle sue labbra, tranne qualcuno degli invitati, che è irrimediabilmente ubriaco, e trova questo il momento più adatto per parlarci del senso della vita, o per tirare fuori un sigaro toscano, o per mettere i piedi in acqua.

Arriva gente che non conosco, sulle prime siamo un po’ in imbarazzo, poi li metto a giocare al Pinguino Blu, e immediatamente stimati professionisti e illustri disoccupati del posto giocano come bambini tra loro, e sono tutti ai miei piedi, irrimediabile animatrice da oratorio. Magari li faccio giocare a CIP CIP SEI TU LA MIA MAMMINA, dopo, almeno imparano i nomi tra loro, chè mezzi non si conoscono nemmeno. Mah, che cavolo di mescolone stasera.

Alla fine mi siedo accanto alla Cri, sono ancora le 9.30 e questa serata non finisce mai, perché ci manca un pezzo, la Juany: ma sento qualcosa che mi attorciglia lo stomaco, come il presagio di una cosa terribile e straordinaria. Intanto papà sta suonando Puppe a pera, rido e canto, ma poi mi giro, mi manca il fiato per un attimo, mi scendono due lacrime grandi come lo spazio che ho nel cuore per lei e per il mondo intorno a noi.

E’ arrivata Juanita.

Posted in AlessandraDePaola.

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