Cadaveri di migranti deceduti

La razza non consiste nella lingua, ma soltanto nel sangue

“[..]Questi non comprendevano che si può solamente germanizzare una terra, mai gli uomini. Ciò che si voleva esprimere a quei tempi era soltanto un' imposta accettazione apparente della lingua tedesca. E' invece sbagliato pensare che, ad esempio, un cinese, o un negro diventi tedesco e solo perché impara il Tedesco sia pronto per il futuro ad usare la lingua tedesca e  dare il suo voto ad un partito politico tedesco. La nostra società borghese non ha mai compreso che in realtà questa è una degermanizzazione. Poichè se coll'ingiunzione di usare un linguaggio comune alcune differenze, finora evidenti, scompaiono, ciò significa un principio di imbastardimento, in questo caso non di una germanizzazione, ma una distruzione delle componenti essenziali germaniche. La nazione, o più precisamente la razza non consiste nella lingua, ma soltanto nel sangue[...]” – Mein Kampf, prima edizione 1925. Adolf Hitler

“[...] L’imbastardimento del sangue e il conseguente scadimento della razza sono l’unica causa dell’estinzione delle vecchie culture. Tutti gli avvenimenti della storia mondiale non sono altro che l’espressione, nel bene e nel male, dell’istinto di autoconservazione insito in ogni razza.” Mein Kampf, Edizione finale pg 324

“[...]Lo ius soli è "spinto" da Pd, Mdp e Sinistra italiana. A osteggiarlo ci sono Forza Italia e la Lega Nord che denunciano la “sostituzione etnica” degli italiani da parte di stranieri. I numeri danno ragione al centrodestra. Secondo i dati dell’Istat, pubblicati oggi da Repubblica“al primo gennaio 2016 i minori stranieri nel nostro paese sono circa un milione, oltre un quinto della popolazione straniera complessiva”. La maggioranza di questi sono appunto nati in Italia e, se dovesse diventare legge lo ius soli, in men che non si dica ci saranno subito 800mila nuovi “italiani”. E non finisce qui. Secondo i ricercatori della Moressa, “l’introduzione dello ius soli temperato e dello ius culturae consentirà inoltre la naturalizzazione di quasi 60mila nuovi italiani ogni anno, sommando i figli degli immigrati nati in Italia e i nati all’estero che completano un quinquennio di scuola.  Sergio Rame - Gio, 15/06/2017 – 12:21 IL GIORNALE.IT

 ”Si chiama “sostituzione etnica”: fuori gli italiani, dentro gli immigrati. Lo ha detto in modo chiaro uno degli sgherri di Bergoglio, Monsignor Guerino Di Tora, vescovo ausiliare di Roma, presidente della famigerata Fondazione Migrantes e della Commissione Cei sulle migrazioni.Intervistato dal giornale amico Corriere della Sera, il predatore di anime spiega: “Qui si tratta di un diritto fondamentale della persona che l’Europa ha già riconosciuto nella stragrande maggioranza delle nazioni. Del resto, come cristiani, andare incontro alle persone in una realtà umana che ci unisce mi pare doveroso. Secondo gli insegnamenti di Papa Francesco, dobbiamo includere, non escludere”. Prima si seguivano gli insegnamenti di Cristo, oggi la religione non è più il Cristianesimo, è il Bergoglianesimo, un’eresia terzomondista e dal masochismo esasperato. [...] Ormai la Chiesa è ostaggio di fanatici. Le parrocchie sono diventante centri attivi nella sostituzione etnica. Certo, ci sono moltissimi preti che resistono. Ma è tempo che decidano da che parte stare: dalla parte del loro popolo, o dalla parte di un usurpatore che condurrà i cristiani al massacro islamico.” Vox.it, 15 Giugno 2017, 12000 Likes sulla fanpage (http://voxnews.info/2017/06/18/ius-soli-vaticano-necessario-per-sostituire-italiani-con-immigrati/)”[...]Effetto sostituzione. In quasi tutte le 25 professioni qui considerate si osserva un avvicendamento tra manodopera italiana e straniera tra il 2007 e il 2010. Sembra infatti che molte professioni “manuali” siano state “snobbate” dagli italiani, che hanno lasciato progressivamente il posto agli stranieri. In molte categorie professionali si è infatti assistito ad un vero e proprio effetto sostituzione. L’intensità però di tale sostituzione non è però univoca. Per alcune professioni si osserva un “over sostituzione”, ossia i nuovi ingressi di stranieri hanno di gran lunga superato gli abbandoni degli italiani: si tratta in questo caso di categorie professionali legate alla ristorazione (cuochi, camerieri, baristi), ai lavori non qualificati nell’industria e alle figure di saldatori, montatori e lattonieri.” Fondazione Leone Moressa, Venezia. Articolo e studio completo qui

“[...]Politica estera e situazione di difficoltà economiche incoraggiarono la disponibilità immediata del popolo ad accogliere con il massimo favore una politica estera audace, che affermasse i diritti della Germania a partire da una rinnovata posizione di forza militare. In simili condizioni qualsiasi governo che volesse salvare la Germania dal baratro del collasso economico ed offrire la speranza di una nuova prosperità, potè far conto su un consenso che andava oltre le tradizionali fedeltà di partito. [...] Grande favore avrebbe incontrato quindi uno stato che si fosse  mostrato capace di agire con determinazione spietata non solo nello sventare la minaccia marxista della proprietà privata, ma anche nell’estirpare ed eliminare elementi di debolezza della società – identificati nelle figure dei cosiddetti parassiti, fannulloni, individui nocivi o soggetti indesiderabili. [..]I secolari pregiudizi sociali, il feticcio dell’igiene e della salute sociale (che spinsero le autorità mediche naziste a rispondere con solerzia alla richiesta di nuovi programmi di eugenetica e sterilizzazione) concorsero tutti insieme all’attuazione di politiche radicali concepite dal Regime contro zingari, omosessuali, prostitute, fannulloni, mendicanti, emarginati, soggetti antisociali, renitenti al lavoro, criminali abietti e altri individui razzialmente indesiderabili  ed estranei alla comunità…“. Hitler e l’enigma del Consenso, ed Laterza 2001 Ian Kershaw (I° ed 1988)

“Perché la memoria del male non riesce a cambiare l’umanità? A che serve la memoria?” Primo Levi

Da ieri in Italia si è tornati a discutere della legge sulla cittadinanza, approvata dalla Camera alla fine del 2015 e da allora in attesa di essere esaminata dal Senato (dove la maggioranza ha numeri molto più risicati). La legge espande i criteri per ottenere la cittadinanza italiana e riguarda soprattutto i bambini nati in Italia da genitori stranieri o arrivati in Italia da piccoli. La legge è sostenuta dal Partito Democratico, mentre sono contrarie le principali forze di opposizione: Forza Italia e Lega Nord si oppongono in maniera molto visibile, mentre il Movimento 5 Stelle ha deciso di astenersi, come già aveva fatto alla Camera.
Come funziona adesso L’ultima legge sulla cittadinanza, introdotta nel 1992, prevede un’unica modalità di acquisizione chiamata ius sanguinis (dal latino, “diritto di sangue”): un bambino è italiano se almeno uno dei genitori è italiano. Un bambino nato da genitori stranieri, anche se partorito sul territorio italiano, può chiedere la cittadinanza solo dopo aver compiuto 18 anni e se fino a quel momento abbia risieduto in Italia “legalmente e ininterrottamente”. Questa legge è da tempo considerata carente: esclude per diversi anni dalla cittadinanza e dai suoi benefici decine di migliaia di bambini nati e cresciuti in Italia, e lega la loro condizioni a quella dei genitori (il cui permesso di soggiorno nel frattempo può scadere, e costringere tutta la famiglia a lasciare il paese).

Cosa cambierebbe La nuova legge introduce soprattutto due nuovi criteri per ottenere la cittadinanza prima dei 18 anni: si chiamano ius soli (“diritto legato al territorio”) temperato e ius culturae (“diritto legato all’istruzione”).

Lo ius soli puro prevede che chi nasce nel territorio di un certo stato ottenga automaticamente la cittadinanza: ad oggi è valido ad esempio negli Stati Uniti, ma non è previsto in nessuno stato dell’Unione Europea. Lo ius soli “temperato”presente nella legge presentata al Senato prevede invece che un bambino nato in Italia diventi automaticamente italiano se almeno uno dei due genitori si trova legalmente in Italia da almeno 5 anni. Se il genitore in possesso di permesso di soggiorno non proviene dall’Unione Europea, deve aderire ad altri tre parametri:
– deve avere un reddito non inferiore all’importo annuo dell’assegno sociale;
– deve disporre di un alloggio che risponda ai requisiti di idoneità previsti dalla legge;
– deve superare un test di conoscenza della lingua italiana.

L’altra strada per ottenere la cittadinanza è quella del cosiddetto ius culturae, e passa attraverso il sistema scolastico italiano. Potranno chiedere la cittadinanza italiana i minori stranieri nati in Italia o arrivati entro i 12 anni che abbiano frequentato le scuole italiane per almeno cinque anni e superato almeno un ciclo scolastico (cioè le scuole elementari o medie). I ragazzi nati all’estero ma che arrivano in Italia fra i 12 e i 18 anni potranno ottenere la cittadinanza dopo aver abitato in Italia per almeno sei anni e avere superato un ciclo scolastico.
Un po’ di dati Secondo uno studio della Fondazione Leone Moressa su dati ISTAT, citato da Repubblica, al momento in Italia ci sono circa 1 milione e 65mila minori stranieri. Moltissimi di questi ragazzi sono figli di genitori da tempo residenti in Italia, oppure hanno già frequentato almeno un ciclo scolastico (a volte le due categorie si sovrappongono). Sempre secondo i calcoli della Fondazione Leone Moressa, al momento i minori nati in Italia da madri straniere dal 1999 a oggi sono 634.592 (assumendo che nessuno di loro abbia lasciato l’Italia). Per quanto riguarda lo ius culturae, sono invece 166.008 i ragazzi stranieri che hanno completato almeno cinque anni di scuola in Italia, non tenendo conto degli iscritti all’ultimo anno di scuole superiori perché maggiorenni.” IL POST.IT, 16 Giugno 2017. Articolo originale qui

“[...]Una parola sintetizza la tragedia africana: sfruttamento. La razzia incessante delle risorse -- umane, minerarie, agricole -- inizia nel XV secolo, quando i portoghesi mappano coste e sviluppano affari. [...] SCHIAVI TRE SU QUATTRO  Nel ‘600 tre africani su quattro sono intrappolati in una qualche forma di servitù. Inglesi e francesi si distinguono per un lucroso commercio triangolare: trasportano cargo umano nelle Americhe, dove usano le acque fredde del Nord per disinfettare navi purulente di sangue e infestazioni. Poi caricano zucchero, cotone e caffè che trasportano in Europa (a Liverpool e Nantes). Quindi riempiono le stive di manufatti, alcool, armi e polvere da sparo che barattano in Africa con altre vittime. La razzia accelera quando, come risultato della guerra di successione spagnola (i trattati di Utrecht del 1713), Londra ottiene il quasi monopolio del traffico di schiavi attraverso l’Atlantico.[...] LA SITUAZIONE OGGI  Oggigiorno, a distanza di un quarto di secolo, furti e violenza continuano, dal Sudan di Al-Bashir (2 milioni tra morti e rifugiati), al Congo di Kabila (6 milioni di morti); da Zimbabwe di Mugabe, al Sud Africa di Zuma. In Guinea equatoriale il presidente Obiang, al potere da 35 anni, nomina vice-presidente il figlio Mangue – un vizioso che colleziona auto di lusso, tra esse una Bugatti da 350 mila dollari che raggiunge i 300km/h in 12 sec. Il settimanale inglese The Economist elenca 7 Paesi africani su 48 come liberi e democratici: tra essi Botswana, Namibia, Senegal, Gambia e Benin. Altrove gli autocrati perpetuano il potere modificando la costituzione (in 18 Paesi), oppure ignorandola (Congo). Il vincitore «piglia tutto», dice Paul Collier di Oxford: ruba per ripartire le spoglie con quanti l’aiutano a preservare il potere. Nulla sfugge al suo controllo: parlamento, banca centrale, commissione elettorale e media.  A tutt’oggi, i Paesi europei che erigono muri e fili spinati contro gli immigrati africani continuano a depredare le materie prime dell’Africa. Non solo oro e petrolio, disponibili altrove. Sono soprattutto i minerali rari che interessano: uranio, coltano, niobium, tantalum e casserite, necessari nell’elettronica dei cellulari e in missilistica. Allo sfruttamento ora partecipa attivamente anche la Cina, prediletta dai despoti africani perché non condiziona prestiti e investimenti a clausole per proteggere democrazia e ambiente. Insomma, una catena d’interessi stranieri mantiene il continente nella disperazione: parlamenti e amministrazioni sono corrotti; strade, energia elettrica e ferrovie inesistenti.  

FUGA VERSO L’OCCIDENTE  A questo punto la gente africana ha una misera scelta: morire di violenza e povertà in patria, oppure rischiare la vita nel Mediterraneo, in un esodo dalle dimensioni bibliche – decine di migliaia di persone negli ultimi mesi, decine di milioni negli anni a venire. Papa Francesco parla di carità. Il governo italiano di solidarietà. Certamente. Soprattutto il mondo riconosca che Londra, Parigi e Bruxelles hanno causato il dramma africano, derubando dignità e risorse a gente già povera. È tempo di risarcimento – com’è avvenuto dopo la prima guerra mondiale, dopo l’olocausto, e a seguito di disastri naturali. Risarcimento in termini di assistenza allo sviluppo (per fermare la migrazione) e in termini d’integrazione (per assistere gli immigrati). L’Italia, con le sue minime colpe coloniali, ha poco da risarcire e tanto da insegnare ai Paesi che ora erigono barriere contro le vittime della violenza europea.] Antonio Maria Costa, LA STAMPA, Giugno 2016. Intero Articolo qui 

“Dio Patria Famiglia e Lavoro: otto punti per la Ricostruzione Nazionalista di Forza Nuova” http://www.forzanuova.eu

 

Chi arriva nel nostro paese, come chi vi è nato, necessariamente deve rispettare le leggi alle quali sono sottoposti i cittadini: il limbo di non accettazione è una ipocrisia che chi lavora in amministrazioni pubbliche sa che è dannoso per lo stato intero. Generazioni di bambini inseriti nel mondo scolastico senza averne titolo, situazioni da segnalare ai servizi sociali, nessun contatto o possibilità di reperimento di indirizzi o numeri telefonici, sistema sanitario “inceppato”, meccanismi solidali cronicizzati, un ossimoro di suo. Un limbo lungo una vita, inutile, sommerso, presumibilmente foriero di lavoro clandestino, spaccio, prostituzione, che noi italiani consumiamo in egual misura, salvo poi stracciarci le vesti in piazza. Sì perché le prostitute nigeriane non vanno con degli extraterrestri: vanno con i nostri padri e mariti, o futuri fidanzati, o nonni. Sono loro che le pagano per possederle, non si pagano da sole. E l’eroina in vena se la fanno i nostri ragazzi, non loro. La cocaina la tiriamo noi, infarinatissimi e bellissimi rampolli italiani, e molti di quelli che qui leggono sanno bene di cosa parlo.

Dare diritti e doveri è giusto, è sacrosanto. Non dare nè diritti nè doveri è idiota, e ci ha portato dove siamo.

Solo dopo aver letto e digerito quanto sopra, anche solo per giustapposizione, sono disposta a parlare di gestione dell’immigrazione, di mancato controllo, di leggi mancanti, di protagonismo dell’accoglienza, di ONG furbette, di business dell’accoglienza. Possiamo parlare della riforma della costituzione, degli errori dei governi dalla BOSSI FINI in poi,  possiamo parlare di quello che volete, e nel 50% dei casi probabilmente concederò il punto, con raziocinio.
Ma solo dopo che si sia partiti dalla stessa base, altrimenti tra noi c’è una linea di demarcazione che non valicherò mai: l
a linea che mi definisce come essere umano appartenente a questo pianeta, non come serva dei confini fisici e umani di nazionalistica memoria. 

 

 

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